Ligne de Démarcation

Linee di demarcazione : sono proprio queste linee l’oggetto di Francesco Pergolesi. Le vediamo, molto materiali, sulle sue fotografie: geometria semplice e nitida delle piccole caselle dove sono ordinate le chiavi delle camere dell’albergo e i passaporti dei turisti; corridoi spogli e porte chiuse delle camere dove inizia la vita “privata”; separazione funzionale e igienica delle varie mangiatoie alle quali si ciba il gregge dei turisti; rigida delimitazione delle zone con vocazioni diverse: una barriera reticolata protegge chissà quale impianto elettrico; più complesse deviazioni dai percorsi obbligati sulle antiche rampe della costa marittima; confine naturale tra terra e mare e, all’orizzonte, zona illusoria di contatto tra mare e cielo.
Eppure queste demarcazioni molteplici ne tengono nascoste, o ne rivelano, altre due, più fondamentali. La prima è la distinzione sottile e cangiante tra lo spazio naturale e lo spazio specificamente turistico dei consumi di ogni tipo. La seconda è di ordine temporale e tenta di tracciare una linea effimera tra passato e presente.
Alla prima corrisponde la frenesia dello sguardo che si impossessa dei vacanzieri: quando la natura diventa oggetto di consumo visivo, binocoli e altri dispositivi telescopici occupano il primo piano. Godersi la vista (sul mare, sulla spiaggia, sull’acquario) fa parte del dovere del turista. Ma la seconda ci fornisce forse la chiave di tutte le altre. Il mondo dei vacanzieri è un mondo senza avvenire: la fine delle vacanze, la fine del soggiorno, è una specie di piccola morte. Da lì viene forse, al di là delle posture fascinose, commoventi o ridicole di questi personaggi, l’atmosfera in fin dei conti vagamente tragica di questa commedia umana in sedicesimo.
Nessuna scena sfugge alla loro volontà patente, vorace e contraddittoria di consumare il presente. C’è chi ne fa un ricordo fotografandolo. C’è chi si seppellisce nella sabbia quasi volesse mettervi radici.
Sempre, in ogni caso, ignorano, nel mondo che li circonda, quanto non appartiene all’universo dei vacanzieri. Pergolesi sa fare apparire alcune di queste tracce sconosciute ai suoi personaggi: un pesce morto sulla riva o qualche oggetto abbandonato (una sedia, una lavatrice, un orsacchiotto) da coloro che i turisti non sanno vedere, ricordi smarriti da altri e che in senso stretto non li riguardano.
Non c’è alcun intento retorico o didattico nello stile sobrio e spoglio di Francisco Pergolesi. Semplicemente, le “linee di demarcazione” da lui individuate in un universo particolare ci suggeriscono che la separazione tra vita ordinaria e vita di loisir è altrettanto artificiale delle altre. La vera linea di demarcazione è senza dubbio quella che abbiamo già varcato senza rendercene conto quando siamo entrati, senza speranza di ritorno, nel mondo globale del consumo che ha la sua espressione più compiuta nell’ illusoria parentesi del turismo e delle vacanze.





Marc Augé